LA CULTURA A FERRARA di Riccardo Roversi

LA CULTURA A FERRARA

Non insisteremo sulla deprecabile esigenza delle personalità di spicco della nostra città di dover andarsene da Ferrara per cogliere il meritato successo che loro spettava; vedi ad esempio Giorgio Bassani, Florestano Vancini, Carlo Rambaldi, Michelangelo Antonioni, solo per fare alcuni nomi fra i più celebri. Addirittura la casa di Giorgio Bassani, immortalata con la sua grande magnolia nel romanzo capolavoro Il giardino dei Finzi-Contini (l’omonimo film diretto da De Sica conseguì l’Oscar), è stata abbandonata al proprio destino mentre poteva diventare una sorta di Museo della scrittura novecentesca ferrarese e vi avrebbero potuto trovare collocazione le migliori pubblicazioni dei molti bravi autori locali. Ed è così triste rispondere ai turisti che chiedono dove sia la casa del grande scrittore, che essa è stata venduta a una immobiliare e umiliata nell’anonimato con lo smembramento in alcuni miniappartamenti. In qualsiasi altra città se ne sarebbe fatto ben altro pubblico uso, persino in piccoli centri, come a Cesenatico con l’allestimento della casa-museo di Marino Moretti.

È innegabile tuttavia che le risorse umane indigene, molto più numerose e preparate di quanto si possa credere, continuino a riscuotere riconoscimenti altrove (anche all’estero), mentre sono in larga parte ignorate dall’Amministrazione locale, la quale ha accolto, dal secondo dopoguerra a oggi, le istanze solo di alcune personalità (nell’università, negli enti culturali ecc.) purché ben “allineati” con la linea politica espressa dall’Amministrazione; si dirà: “però si tratta di intellettuali ed esperti di talento”; ma certo… ci mancherebbe solo che fossero stati privi di professionalità e talenti.

Purtroppo numerosi altri artisti, pittori, musicisti, scrittori, creativi, editori di qualità hanno attraversato almeno gli ultimi trent’anni “ferraresi” senza essere adeguatamente valorizzati dalle istituzioni culturali cittadine, le quali hanno preferito adottare e avallare eventi culturali eterogenei, spesso di buon livello, senza però tesaurizzarli né “archiviarli” affinché potessero essere in seguito consultati, presi a modello o riesaminati per trarne indicazioni o se non altro per (giustamente) fregiarsene, soprattutto nei confronti dei visitatori del nostro territorio.

È capitato in passato a chi scrive di ricevere una telefonata da un esponente politico con incarico “culturale” con la richiesta di fornire la videocassetta (per omaggiarla a una personalità) con le riprese di un importantissimo evento culturale da poco svoltosi con grande successo a Ferrara, e del quale non era stata conservata alcuna documentazione; è capitato a chi scrive di essersi candidato a operare culturalmente a livello istituzionale, ed essersi sentito rispondere dall’assessore di turno che per farlo aveva bisogno di una “autorizzazione politica” (esattamente con queste parole); è capitato a chi scrive di rivolgersi anni fa all’Ufficio del Lavoro ed essersi sentito rispondere: “lei è troppo qualificato per questa città, le suggeriamo di trasferirsi a Bologna”.

È difficile individuare le ragioni per le quali il Teatro Comunale “Abbado” non abbia mai creato una rassegna teatrale per i molti e bravi autori e attori indigeni; oppure perché la Biblioteca Comunale Ariostea, dopo il periodo “luminoso” sotto la direzione di Alessandra Chiappini, sia precipitato nella “tenebra” dell’ultima decade, dalla quale sembra solo da pochi mesi riprendersi; o ancora perché non sia mai stata creata a Ferrara una rassegna poetico/teatrale incentrata sulle gigantesche figure di Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso (delle quali Ferrara detiene una sorta di “monopolio culturale”): s’intende una rassegna “stabile”, che replichi almeno settimanalmente il proprio programma artistico, a uso e consumo soprattutto di turisti e visitatori; al riguardo si ricorda che a Parigi, nel piccolo Théâtre de la Huchette nel Quartiere Latino, si replica tutte le sere dal 16 febbraio 1957 La cantatrice calva di Eugène Ionesco (del quale Parigi detiene appunto una sorta di “monopolio culturale”): si provi a fare una “botta di conti” per calcolare quanti spettatori (parigini e turisti) si sono avvicendati su quelle poltroncine in oltre sessant’anni di repliche…

In chiusura si ammette di avere, con queste poche righe, appena sfiorato le problematiche relative alla gestione della cultura a Ferrara; se non si è accennato ad “emergenze” (in senso positivo) quali il Buskers Festival, il Jazz Club, la rassegna di Internazionale, è perché esse già rappresentano delle eccellenze: locali, nazionali e internazionali.

Un Paese come gli Stati Uniti si differenzia e qualifica, pur con tutti i suoi difetti, per un paio di imprescindibili elementi socio/culturali: la valorizzazione delle risorse (umane e no) e le opportunità. Ed è questo il modello che Ferrara deve adottare: valorizzare e creare opportunità: i risultati, anche in termini occupazionali, non tarderanno ad emergere.

Il territorio ferrarese è ricchissimo di risorse, naturali e culturali, che sono solo in attesa di essere coltivate, curate, protette e di offrire i loro preziosi frutti, i quali potranno alimentare con energie sane e rinnovabili sia i residenti che gli ospiti.

Riccardo Roversi giornalista

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