FERRARA, INTERVISTA A RICCARDO ROVERSI

D – Riccardo Roversi, aria di cambiamento a Ferrara, per la prima volta scendi in campo nell’agorà ferrarese (lista Ferrara Civica); per tanti anni volutamente fuori dalla politica, perché ora questa eccezione personale?

R – Ho accettato la proposta di Ferrara Civica proprio perché “civica”. Se fosse stato un gruppo politico avrei rifiutato. Io ritorno alle urne dopo circa quindici anni di assenza, mi sono disaffezionato al voto perché detesto la politica fine a sé stessa e autoreferenziale, che in nome dei propri “ideali” ignora i bisogni della gente. Al cieco integralismo ideologico preferisco la libertà delle mie incertezze.

D – Roversi, “impolitico” fin dagli esordi, culturalmente scorretto a Ferrara, alcuni ricordi?

R – Non mi sembra il caso, né utile… Parafrasando Corto Maltese: «Vivere di ricordi è come portarsi dentro un cimitero».

D – Roversi, da decenni comunque protagonista a Ferrara per la cultura, l’editoria e anche l’informazione: le tue basi conoscitive sono note, quale Ferrara sogni negli anni 20 del duemila?

R – Io vorrei una Ferrara finalmente “sveglia”, vivace e sobria, non rimbambita dalle sbornie procurate dalla droga quotidianamente foraggiata dal quartiere GAD; vorrei una Ferrara “pulita”, anche dagli immondi sgorbi che la deturpano dovunque: “grazioso ringraziamento” degli studenti universitari per l’ottima accoglienza che la città loro riserva; vorrei una Ferrara culturalmente creativa senza dover sempre scomodare gli Estensi; vorrei una Ferrara felice, felice di esserci hic et nunc…; vorrei la Ferrara che oggi purtroppo non c’è.

D – Roversi, i ferraresi fanno male a Ferrara?

– Non credo. Questa città vive di vita propria. Napoli senza i napoletani, Roma senza i romani, Firenze senza i fiorentini non sono più nulla. Mentre qua se gli abitanti dovessero per sortilegio scomparire, Ferrara non se ne accorgerebbe nemmeno.

D – Roversi, chi vincerà le imminenti locali elezioni amministrative?

R – Bella domanda. Nella provinciale borghesia ferrarese, opulenta di un brillante passato e mortificata in un plumbeo presente e che un mio amico critico d’arte definisce con un felice ossimoro “aristocrazia comunista”, domina una inconciliabile contraddizione: l’impellente desiderio di cambiare insieme alla cronica refrattarietà a qualsiasi cambiamento. Vedremo quale delle due anime prevarrà.

a curadi R. Guerra

Fonte: https://asinorossoferrara.blogspot.com/2019/05/ferrara-intervista-riccardo-roversi.html?m=1